Articles Che botta! Che altro dire apprendendo dalle pagine di creativereview della chiusura di uno dei più importanti studi grafici del mondo.

Coca Cola, Orange, Adidas, Sony, Reebok, Dior giusto per citare alcuni dei clienti che, dal 1986, sono passati da questa agenzia che ha avuto una fortissima influenza su tutta la scena web degli ultimi anni e non solo.
La spiegazione di questa chiusura è nelle parole del suo fondatore Ian Anderson che riassume molto serenamente:

- Ian Anderson
“We’d lost a couple of clients, didn’t win a couple of pitches, got a tax bill which should have been sorted out and wasn’t and a major client who didn’t pay the money they owed us – in themselves any of those things would have been fine but when they come all at once there’s not much you can do.”
Insomma, un paio di clienti persi, qualche gara non vinta, tasse, qualche cliente importante che non ha pagato e salta uno degli studi creativi più importante del mondo. Benvenuti nella crisi.
L’intervista riportata su CreativeReview continua e Anderson fa luce sul fatto che negli ultimi 2-3 anni, l’agenzia era cambiata. Grossi clienti avevano portato progetti stimolanti, ma avevano anche modificato l’organizzazione, allontanandola “da quello che avrebbe dovuto essere”, portandola a lavorare più con gli account manager che non con il lavoro “manuale”.
Un modello, a suo dire, dove è difficile trovare la creatività. In questo tipo di organizzazione Design Republic c’era finita per caso, cercando di soddisfare i propri clienti più grandi. Una lezione importante che probabilmente potrebbe diventare una buona case history per rappresentare cosa non bisogna fare nei momenti di maggior successo.
Per quanto si intraveda nelle parole di Anderson un vago tentativo di dimostrarsi sereno perchè finalmente libero rispetto ad un qualcosa in cui si riconosceva più poco, traspare un evidente rammarico per la fine di un progetto, nato come piccolo studio grafico di provincia, che Ian aveva portato ad essere un punto di riferimento “cool” per i designer di tutto il mondo.
“The Republic is dead… long live the Republic”