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Designers Republic chiude i battenti

Che botta! Che altro dire apprendendo dalle pagine di creativereview della chiusura di uno dei più importanti studi grafici del mondo.

tdr

Coca Cola, Orange, Adidas, Sony, Reebok, Dior giusto per citare alcuni dei clienti che, dal 1986, sono passati da questa agenzia che ha avuto una fortissima influenza su tutta la scena web degli ultimi anni e non solo.

La spiegazione di questa chiusura è nelle parole del suo fondatore Ian Anderson che riassume molto serenamente:

Ian Anderson
Ian Anderson

“We’d lost a couple of clients, didn’t win a couple of pitches, got a tax bill which should have been sorted out and wasn’t and a major client who didn’t pay the money they owed us – in themselves any of those things would have been fine but when they come all at once there’s not much you can do.”

Insomma, un paio di clienti persi, qualche gara non vinta, tasse, qualche cliente importante che non ha pagato e salta uno degli studi creativi più importante del mondo. Benvenuti nella crisi.

L’intervista riportata su CreativeReview continua e Anderson fa luce sul fatto che negli ultimi 2-3 anni, l’agenzia era cambiata. Grossi clienti avevano portato progetti stimolanti, ma avevano anche modificato l’organizzazione, allontanandola “da quello che avrebbe dovuto essere”, portandola a lavorare più con gli account manager che non con il lavoro “manuale”.

Un modello, a suo dire, dove è difficile trovare la creatività. In questo tipo di organizzazione Design Republic c’era finita per caso, cercando di soddisfare i propri clienti più grandi. Una lezione importante che probabilmente potrebbe diventare una buona case history per rappresentare cosa non bisogna fare nei momenti di maggior successo.

Per quanto si intraveda nelle parole di Anderson un vago tentativo di dimostrarsi sereno perchè finalmente libero rispetto ad un qualcosa in cui si riconosceva più poco, traspare un evidente rammarico per la fine di un progetto, nato come piccolo studio grafico di provincia, che Ian aveva portato ad essere un punto di  riferimento “cool” per i designer di tutto il mondo.

“The Republic is dead… long live the Republic”

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31
Jan 2009
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Dal mondo, Società

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Ecofont: il font che rispetta l’ambiente

ecofont_logo_in_website

Si chiama Ecofont, viene dall’Olanda, è gratuito ed è in grado di far risparmiare a chi lo usa fino al 20% di inchiostro. Nelle ultime settimane ne hanno parlato in tanti e in ogni parte del mondo.

La sua caratteristica ecologica (ma anche economica!), si basa su una semplice domanda: quanto posso togliere da una lettera senza perdere la sua leggibilità?

Nasce così quello che gli autori (SPRANQ Creative Communications) definiscono il “font con i buchi”. Stampi meno e risparmi.

Econfont

Econfont in azione

Non fatevi ingannare dal pessimo aspetto di questa immagine! Portando il carattere a 9 o 10 punti, i “buchi” sono quasi impercettibili.

A me e a Raffaele Colleo del team di ClickUtility.it questo progetto è piaciuto così tanto che abbiamo deciso di dare una mano agli sviluppatori aiutandoli nella realizzazione della versione italiana del sito web del progetto.

E’ probabile che non sarà un font a cambiare il mondo. Ma nel mio piccolo, ho cercato di fare la mia parte.

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24
Jan 2009
PUBBLICATO DA Alberto
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La storia di Internet (by PICOL)


La storia di Internet by PICOL.

Complimenti ai membri del progetto PICOL, autori di questo video-documentario di ottima fattura dedicato alla storia di Internet, a partire dai suoi albori.

Oltre ad essere un prodotto interessante, gradevole e con un contenuto di qualità (facilmente comprensibile anche per chi non ha grande confidenza con l’inglese), rappresenta un indubbio buon esempio di come si fa una efficace campagna di comunicazione sul web. Bravi, 10+!

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11
Jan 2009
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Media, Web

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La distruzione degli Stati Uniti

Gli USA nel 2010 secondo questa teoria

Gli USA nel 2010 secondo questa teoria

Riprendo da Boing-Boing una interessante segnalazione.

Secondo il professore russo Igor Panarin, gli USA sarebbero sull’orlo di un collasso derivato dalla crisi economica, finanziaria e demografica.

A questo collasso seguirebbe una spartizione in aree di influenza come indicato nella cartina.

Il contesto, visto chissà quante volte nelle vostre migliori partite di Risiko, potrebbe diventare realtà. Almeno secondo Panarin, che dichiara tutt’oggi un buon 55%-45% di possibilità che questa profezia (presentata per la prima volta nel 1998) si avveri.

Vero o no, leggendo l’articolo del  The Wall Street Journal, pare che il professore riceva dalle TV russe – anche da quelle più vicino al Cremlino – ampio spazio per divulgare la propria predizione, con grande gioia di un antiamericanismo sempre più crescente in Russia.

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03
Jan 2009
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Intervallo

televisione

Dal primo di gennaio 2009 è entrata in vigore la nuova regolamentazione sulla pubblicità.

Sostanzialmente chiarisce che un film o una trasmissione è suddivisibile in parti autonome, purchè queste siano facilmente identificate dal telespettatore grazie a sigle, stacchetti, suoni e altre amenità varie.

In questo caso, l’intervallo fra le due parti del programma, non è compreso nel calcolo utilizzato per determinare la pubblicità consentita.

Prepariamoci pertanto sempre più alla visione di miniprogrammi di dubbia utilità, stacchetti, siglette, meteo, TG e altre improbabili soluzioni pur di riempire l’intervallo di un film e rafforzare la “percezione dell’autonomia delle diverse parti di un programma”.
Prepariamoci anche a trasmissioni sempre più spezzettate (i vari “Aspettando…” etc etc), per raggirare la norma e far passare come intervallo fra due parti autonome quello che altro non è che una interruzione pubblicitaria…

Un primo avvistamento, ieri sera su Rai 3, durante il Padrino parte seconda. Per 2 minuti (tra l’altro con uno strano timer/countdown  giallo  sovraimpresso) è andata in onda una trasmissione di cui non si ha traccia nemmeno sul sito ufficiale. Mha!

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02
Jan 2009
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Media, Televisione

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